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UN PO' DI STORIA...
Arte e guarigione nel mondo antico
L'arteterapia è una disciplina basata
principalmente sui campi dell'arte e della psicologia che si uniscono evolvendosi
in
un'unica nuova entità. Ma è arduo dire che si tratti di
una pratica del tutto moderna, poiché arte e guarigione si intrecciano
già nel mondo antico.
In effetti lo sviluppo dell'arteterapia intesa
come disciplina organizzata può essere vista come l'applicazione
formale di tradizioni umane la cui origine si perde nella notte dei tempi,
influenzate dalle tendenze intellettuali e sociali dei nostri giorni.
Il desiderio dell'uomo di lasciare la propria
impronta e di esprimere le immagini mentali nasce con lui; basti pensare
ai graffiti
rupestri, alle prime forme in terracotta, all'arte
della maschera, ai riti e misteri della musica e della danza.
Gli sciamani utilizzavano già queste forme per le loro pratiche di guarigione ed in qualche paese ancora i guaritori le attuano con modalità del
tutto simili, come per esempio in Sudamerica.
Gli ospedali psichiatrici
del XIX° e inizio XX° secolo
Nella nostra cultura l'arte entra agli inizi
del XIX° secolo negli ospedali psichiatrici ed è ampiamente
documentato il crescente interesse della psichiatria in quel periodo, per
l'espressione delle forme date alle proprie immagini mentali, da parte dei
malati. Gli
strumenti erano quelli consueti del disegno, della pittura, della scultura,
musica, danza, recitazione.
Da qui hanno origine il binomio “"arte
e follia"”che rappresenta un vero e proprio stereotipo letterario,
così come
il termine “"arte psicopatologica" che
ha prodotto una fiorente letteratura sull'argomento. In effetti la ricerca
andava allora nella direzione di trovare corrispondenze
tra i sintomi tipici delle patologie psichiatriche ed i segni e figure prodotti
dai malati nelle loro opere, atteggiamento che oggi sappiamo discutibile
ed artificioso.
Molti grandi autori che s'interessarono a questo
tema criticarono comunque già allora tale approccio. Risale all'inizio
degli anni '20 il saggio “"Bildnerei des Geisteskranken"”dello
psichiatra tedesco Hans Prinzhorn con
il quale egli sfidò sia
la psichiatria che le Belle Arti a riconsiderare le loro nozioni di malattia
mentale ed
arte, contribuendo ad orientare l'osservazione sul “mondo interno,
sulla necessità interiore
di esprimere, sulla corrispondenza non tra sintomo e forma, ma tra forma
ed affetti.
Tendenze del XX° secolo
Per gran parte della storia dell'uomo, la malattia
mentale è stata guardata con paura e fraintendimento come manifestazione di forze sia divine che demoniache. Le tendenze della psicologia del XIX° e XX° secolo creano invece creano invece un contesto più umano
per il malato psichiatrico. Freud e Kris, insieme ad altri autori contribuiscono
a tale riumanizzazione teorizzando che la produzione di fantasie rivela significative
informazioni sull'unicità del mondo interiore di chi le ha prodotte.
Altri autori iniziano a riconoscere il potenziale dell'arte quale strumento
da utilizzare nel trattamento riabilitativo.
Presto, il termine “"arteterapia"“ inizia
ad essere utilizzato per descrivere una forma di psicoterapia che pone l'intervento
a mediazione artistica, insieme a quello verbale, tra le modalità centrali
di trattamento (Naumburg, 1950/1973).
Una delle tendenze che emergono con più forza
in questo periodo all'interno della moderna psicologia è stata l'attenzione
su metodi standardizzati di diagnosi e ricerca. Parlando dell'opera di un
artista o di un individuo malato di mente, Kris (1952) pensa che entrambi
mettano in atto lo stesso processo psichico e cioè “portare
un'esperienza interiore, un'immagine interiore, nel mondo esterno.
Questo “metodo della proiezione” rappresenta la base concettuale
per i test di disegno proiettivo che si sono evoluti in psicologia durante
il XX° secolo.
Lo sviluppo dell'arteterapia
Tra i principali autori universalmente riconosciuti
per aver contribuito allo sviluppo dell'arteterapia a partire in particolare
dagli anni ’'40
possiamo citare Margaret Naumburg ed Edith Kramer, i cui testi continuano
ad essere usati quali fonti preziose nella letteratura sull'arteterapia contemporanea.
Margaret Naumburg, attraverso
il suo lavoro pionieristico nell'innovativa scuola statunitense Walden ebbe
modo di sviluppare le sue idee, iniziando negli anni ’'40 a scriverne.
A suo agio con il pensiero sia di Freud che di Jung, la Naumburg concepiva
la sua “arteterapia dinamicamente orientata”come
largamente analoga alla consuete pratiche psicoanalitiche. Le produzioni
artistiche dei suoi clienti erano viste come comunicazioni simboliche di
materiale inconscio poste in una forma diretta, concreta, senza censure,
che lei pensava avrebbe aiutato nella risoluzione del transfert.
Edith Kramer assunse
invece un altro approccio adattando i concetti della teoria della personalità di
Freud per spiegare il processo arteterapeutico. La sua “"arte
come terapia" enfatizzava
il potenziale terapeutico insito nel processo creativo ed il ruolo centrale
che il meccanismo di difesa della sublimazione gioca in tale esperienza.
Altri autori sono in seguito intervenuti a
documentare le esperienze e le evoluzioni di tale disciplina, fino ad arrivare
ai giorni nostri, in cui l'arteterapia viene colorata da vari approcci che
pongono l'attenzione su elementi di volta in volta differenti, che possono
essere integrati anche a seconda degli obiettivi da raggiungere. Tra questi
abbiamo quello psicodinamico, quello umanistico, quello dell'apprendimento
e dello sviluppo, quello sistemico e della terapia familiare.
Attualmente l'arteterapia viene applicata all'interno di molteplici realtà e con molteplici finalità; per esempio con bambini, adolescenti, adulti, anziani, in contesti educativi, sociali, riabilitativi, legali, con finalità di recupero, superamento di traumi, sostegno emotivo ed affettivo, sviluppo delle facoltà creative.
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