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ARTE E SCIENZA

(liberamente tratto da "Arte-terapia"di Marc Muret)

 

La formazione artistica, cioè la padronanza naturale o acquisita dei mezzi artistici, fa parte a pieno diritto del bagaglio cognitivo e pratico dell'uomo.

L'uomo moderno soffre di anafalbetizzazione, a causa di un impoverimento nell'utilizzo flessibile di vari linguaggi. La nostra filosofia della conoscenza applica allo studio dell'uomo tecniche prese a prestito dal campo dell'industria (statistiche, misurazioni, analisi...), incapaci di rendere conto di tutta la complessità umana. Queste si limitano a scomporla in elementi inerti (non ritmici) e tentano, tramite spiegazioni logicamente legate tra loro, di spiegare degli aspetti della realtà materiale. Essi non ridanno né la realtà immaginata” dell'uomo, né il carattere imprevedibile della vita. Uccidono il ritmo, la scansione imprevedibile e tuttavia intenzionale dell'energia vitale.

Secondo Gaston Bachelard, filosofo francese (cfr. “"La Terra e le Forze - Le immagini della volontà"), l'anima guarita dalle ferite della vita, non è l'anima che ha smesso di sognare e non ha più bisogno delle immagini, poiché l'uomo privo (o privato) del principio di irrealtà” (immaginazione) è più malato, davvero prigioniero.

Il pregiudizio della scienza nei confronti dell'arte non è privo di conseguenze: sostiene l'idea che in essa non ci sia nessuna logica, nessuna esigenza, nessun rigore. L'arte è invece anche un metodo, che a differenza della scienza, non lavora per eliminare dal suo terreno il caso, l'irrazionale, lo spontaneo, ma invece lo integra e lo usa.

L'artista trasforma. Un tempo il cittadino aveva la possibilità di trasformare creativamente, in modo comunicativo e collettivo, lo stress della vita quotidiana. Oggi è molto più difficile anche perché si aggrappa ad una cultura che non ha contribuito a creare. Quante volte la vita emotiva dei cittadini odierni si realizza per procura, davanti alla tv?

La terapia ha la funzione di ricreare, artificialmente, questo spazio di comunicazione e di gioco in cui l'individuo potrà, senza timore di essere giudicato, metter in scena (verbalmente o corporalmente) il suo scenario di vita.

Approfondimento: I due emisferi cerebrali